LA CITTA’
La città era un organo vivente a sé. Come un figlio che abbia raggiunto l’età del distacco, deambulava senza una meta.
Le arterie si estendevano ovunque, portando fiumi di smog da un lato all’altro dell’agglomerato.
I pochi uomini che zampettavano sui marciapiedi disseminati di sporcizia, si affrettavano a raggiungere i muri degli enormi casermoni, dopo aver attraversato le pericolosissime strade, dove vigeva una precedenza assoluta e totale delle autovetture.
Il cielo era grigio come piombo, e solo raramente qualche spiraglio lasciava intravedere una tentennante luce. Che cosa ci fosse oltre quel manto sozzo si poteva solo intuire: nessuno l’aveva mai veduto.
Gli uomini erano parassiti alla continua ricerca di qualcosa di necessario alla vita: in primo luogo le bombole di ossigeno filtrato, senza le quali sarebbe stato impossibile sopravvivere.
Bastavano infatti poche ore di respirazione all’aria aperta per ridurre i polmoni allo stato di stracci intrisi d’olio e incapaci alla ventilazione .
La vendita delle bombole era controllata dall’organo statale delle arie nazionali, non era consentita agli individui che superavano i quarantacinque anni d’età. Fortunatamente il Ministro delle arie era un mafioso con gusti lussuosi, di conseguenza bastava pagare per assicurare la riserva d’aria necessaria a tutti. Va da sé che il costo dell’aria era negli ultimi anni salito alle stelle, e sempre più famiglie erano diventate povere ed erano state cancellate dalle liste di distribuzione.
Per l’acqua la situazione era decisamente migliore, in sole tre generazioni si erano sviluppate le branche di depurazione, – cosa non accaduta agli spugnosi polmoni -, e bevendo da un apposito misurino non più di due decilitri per volta, si riusciva a purificare il liquido mentre lo si ingurgitava.
Non era consigliabile fare lunghe passeggiate all’esterno se non provvisti di una automobile con chiusura stagna, si rischiava di tornare a casa con la pelle dello stesso colore del cielo e di doversi calare in una vasca piena di conegrina, per poter tornare di un roseo colore molle e maleodorante.
Il cibo era distribuito nelle case tramite una rete sotterranea di tubi che un tempo venivano utilizzati per le comunicazioni a distanza, adesso non necessarie: visto che nessuno aveva voglia di aprire la bocca, rischiando di consumare aria preziosa!
Si mangiava una volta al giorno, inserendo nell’ano le supposte di cibo, che per capillarità, grazie al calore, scioglievano i loro contenuti e si distribuivano per tutto il corpo.
Il carburante era gratuito e lo si poteva trovare all’angolo di ogni strada: la città era grata del suo utilizzo e della trasformazione dallo stato liquido a quello gassoso, più consono all’inquinamento.
Non si poteva uscire dai confini periferici del territorio, chiunque ci avesse provato si era trovato davanti delle grandi grate dalle punte acuminate, che scendevano improvvisamente all’avvicinarsi di un essere umano, a volte giusto in tempo per infilzarlo lì dove si trovava.
Tutta la città era gestita dai ministri del governo del Cervellone, che venivano diretti dal capo indiscusso: una gigantesca sala circolare piena zeppa di processori di dati, una intricata sovrapposizione di hardware e software, capace di clonazione e autoriparazione istantanea.
Il Cervellone funzionava grazie all’inquinamento dell’aria, che aspirava grazie a portentose ventole. Era quindi autonomo in tutto, a cosa potevano servire gli uomini?
Naturalmente il Cervellone si era evoluto, poteva nutrirsi, controllare, prolificare, ma non poteva divertirsi senza i parassiti.
Gli uomini che rimanevano senza ossigeno, prima di iniziare a soffocare, erano soggetti a episodi di perdita di memoria ed euforia, come sotto l’effetto di una droga.
Le milizie del Cervellone intervenivano a questo punto, e prelevavano i forsennati, catapultandoli direttamente tra i circuiti, dove venivano ricreate scenografie in base all’umore del momento e si costringevano i recalcitranti protagonisti a snervanti e schizofrenici giochi, dai quali non uscivano quasi mai vivi.
Era uno dei pochi sfizi del Cervellone, sempre alle prese con dati ed elaborazioni noiosissime.
L’unica via d’uscita era una possibile, per quanto improbabile, tempesta magnetica.

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