Non gettare rifiuti accesi
Stava scendendo dalla vettura gialla senza preoccuparsi di mostrare le gambe. Catturò un movimento con la coda dell’occhio: si voltò senza scorgere nulla. Le venne in mente che Alessandra poteva averla seguita; si diede un’altra occhiata alle spalle: nessuno.
All’improvviso fu consapevole dell’odore dell’asfalto caldo, le venne un capogiro e si slacciò vanamente i primi due bottoni della camicetta. Riprese a camminare. Aveva fatto pochi passi quando si sentì ancora osservata; il taxi era ripartito da qualche minuto, la strada era deserta sotto il sole pomeridiano, le macchine parcheggiate riverberavano i raggi lucenti. Si fermò nuovamente e girò su se stessa con lentezza: un uomo era fermo dietro di lei: le stava sfiorando i capelli senza che lei potesse sentire le sue mani sul capo. L’uomo sembrò sorprendersi, si ritrasse con cautela. <Mi vedi?><Non dovrei? Perché mi è così vicino?><Non dovresti.><Cosa vuole?> Lui non rispose. Lei si allontanò di qualche metro, si voltò di nuovo a guardare: l’uomo non c’era più. Lei si mise a correre, si bloccò, fece un girotondo e lo sguardo si soffermò su di un bidone per l’immondizia: sul davanti c’era scritto “ non gettare rifiuti accesi”. Si accostò e fece scorrere il coperchio del bidone sino ad aprirlo, ci guardò dentro, stupidamente. Quella sera lei si ritrovò nel silenzio del suo letto: Alessandra non c’era più. Tutto quel dolore; si sdraiò e gli occhi le si riempirono di lacrime, si sentiva penetrare da quell’impietoso abbandono, le forze le mancavano: si raggomitolò su se stessa, al buio, gemendo piano. Mentre si muoveva tra le lenzuola ancora fredde, captò un movimento, un getto di calore, due braccia muscolose la circondarono. Si abbandonò a quella sensazione di calore e di affetto che la stava sommergendo. Si sentì all’ improvviso serena e rilassata, il respiro di lui le sfiorava il collo. Si addormentò e sognò di essere in una bolla grigio-azzurra, che vagava per il cielo e lei guardava sotto, schiacciando il viso sulla strana sostanza e indicando ciò che stava vedendo al suo compagno. Quando si svegliò si trovò davanti agli occhi l’uomo del pomeriggio. <Come sei entrato in casa mia?> Lui aprì gli occhi e un sorriso da bimbo gli illuminò i tratti. <Attraverso questa> disse, e indicò la testa di lei.<Ti ho fatto apparire io?> chiese lei, come se fosse tutto normale.<Sì, non ho resistito al tuo dolore, sono fuggito dal mio mondo per venire qui><Quale mondo?><E’ un posto lontano, dove passiamo il tempo a costruire bambole di carne, poi le facciamo vivere, ballare, correre… è bello vedere quando si innamorano, perché sai che puoi fare quello che vuoi, fare in modo che sia eterno, oppure distruggere tutto in un solo istante><Hai giocato con me?> Lei aveva gli occhi sgranati, si allontanò un poco da lui.<Ma adesso il gioco è finito, io sono con te><Non voglio stare con te><Non sei libera di decidere, posso ciò che voglio><Amo Alessandra><Perché l’ho voluto io> ridacchiò lui stringendole le spalle.<Chi sei?><Non hai ancora compreso? Sono colui che chiamate Amore. Io costringo i miei giocattoli a bramare, odiare, lasciare o soffrire, a mio piacimento.> rideva sempre più forte, preso da una strana smania di protagonismo.<No!> lei piangeva sommessamente.<Credevi davvero che potesse esistere un amore assoluto? Credevi di essere diversa dal più piccolo degli animali di questo mondo, che cerca un compagno per procreare, senza conoscerne il motivo?><Perché io?><Gli altri lo sanno già, il gioco non è più divertente, ho cambiato le regole, dovete accorgervi di quello che accade> E così dicendo le infilò all’anulare un minuscolo cerchio di spine, che fecero immediatamente scorrere sangue rosso dal palmo al polso di lei. Silenzio. Aprì gli occhi e il letto era vuoto. C’erano tracce di sangue sulle lenzuola, lei si sentiva indolenzita, come se avesse fatto l’amore per tutta la notte. <Amore? Che cos’è l’amore?> alla sua mente non si affacciava alcuna risposta. <Che parola era mai questa? Dove l’aveva già sentita?>

Ciao bella bella questa storia, bella e dolente…
Laura