Giorgio Manganelli (Da Hilarotragoedia)

Se ogni discorso muove da un presupposto, un postulato indimostrabile e indimostrando, in quello chiuso come embrione in tuorlo e tuorlo in ovo, sia, di quel che ora si inaugura, prenatale assioma il seguente: CHE L’UOMO HA NATURA DISCENDITIVA. Intendo e chioso: l’omo è agito da forza non umana, da voglia, o amore, o occulta intenzione, che si inlàtebra in muscolo e nerbo, che egli non sceglie, né intende; che egli disama e disvuole, che gli instà, lo adopera, invade e governa; la quale abbia nome potestà o volontà discenditiva.

Discendere, è da notare in primo luogo, è operazione agevole; ad eseguirla, non temerai di intopparti in impacci, preclusioni, dinieghi, ripulse gravitazionali: né dovrai ammusarti la strada con le vibratili froge cerebrali; ché l’intero universo è così callidamente strutturato da fare di tutti i possibili movimenti questo solo sollecitante ed aperto, cattivante, anzi allegrante, naturale, naturalmente rapido di sempre più rapidissima rapidità; onde si sibila per l’aria intendendo a ipotetico bersaglio, o teologico, o infernico, supernamente infimo, su quello convergendo la nostra natura magra e diffusa, come capovolto ventaglio di rette si monoaccentra in grafico prospettico.

Si noti come questa vocazione discenditiva si esempla nel nostro corpo, fusiforme verso i piedi, come si addice a ordigni di scavo, quali sono le talpe dei talloni, con che a noi medesimi scaviamo la tomba in amica argilla: a trivella ci attorcigliamo dall’ombelico in giù, con quel breve e autonomo cavicchio del membro e, oltre, l’alluce da trifola tenta la terra terragna cui inabita il tartufo del diavolo, e vi apre unghiata di abisso.

Dalla guglia, dalla garguglia della tua testa d’osso, amico, mia comproprietaria di genitali, mio complice in distillazione d’orina, fratello in escremento; e tu anche, preventivo cui faticosamente mi adeguo, modello di teschio, mio niente scricchiolante ed ottuso, mio conaborto, conversevole litopedio; dalla infima cima sporgiti, abbandónati al tuo precipizio. Sii fedele alla tua discesa, homo.
Amico.

~ di aminablog su 27 Febbraio, 2007.

Una Risposta to “Giorgio Manganelli (Da Hilarotragoedia)”

  1. Come ho già avuto modo di dire in un mio recente articolo su “Lankelot”, Manganelli con questi testi non può essere “annegato” nell’informe mondo del Postmoderno; occorre invece riaffidarlo al padre nobile della sua ispirazione: Nietzche.

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